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L’Etna e i suoi vini

L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa, 3.330 metri e 187 km di diametro, custode di una viticultura millenaria.

A Muntagna, è così che i siciliani chiamano l’Etna, diventato negli ultimi anni La “nuova” Mecca di produttori e appassionati di vino. Un paesaggio lunare e magnetico, fatto di terre nere di matrice vulcanica, vigne secolari coltivate ad alberello, escursioni termiche notevoli ed esposizioni eterogenee: tutti fattori che conferiscono ai vini etnei dei tratti unici, fatti di chiaroscuri, venature sapide e strutture solide ma eleganti.
I vini dell’Etna sono famosi e apprezzati, in Italia e nel mondo, per le loro particolari caratteristiche organolettiche che li rendono distinti e riconoscibili dagli altri vini siciliani. Il terroir etneo con i suoli vulcanici, il vento che soffia dal mare e le notevoli escursioni termiche contribuiscono a rendere unico e originale il sapore dei ‘vini del vulcano’. La strada del vino che porta in cima ‘a muntagna’ è costeggiata da cantine, siciliane e non, che producono bianchi, rossi e rosati dell’Etna di notevole spessore qualitativo.

I vini non possono che essere “minerali”, sapidi, di spiccata acidità e di grande personalità, unici nel panorama ampelografico nazionale.

Ma cosa rende questi vini così particolari?

Ha un clima montano e mediterraneo allo stesso tempo, un’escursione termica incredibile e una composizione geologica introvabile in altre aree del paese. Decine di bocche e di micro-crateri hanno spalmato sul terreno una sorta di polvere magica, un mantello di lava brillante che ha prodotto matrici geologiche incredibilmente uniche. I vitigni che affondano le radici su questi terreni crescono sotto una luce e con un clima speciali e non possono che produrre un vino originalissimo, mai sentito, ricchissimo di personalità. Una personalità vulcanica.

La natura del terreno della zona etnea è strettamente legata alla matrice vulcanica.
Una particolare argilla che presenta notevoli capacità di accumulo di acqua, denominata allofana, consente alla vite di superare lunghi periodi di siccità estiva. Sono però le caratteristiche climatiche, determinate dall’altitudine e dall’esposizione dei diversi versanti a condizionare in modo sostanziale le caratteristiche delle uve. Infatti i vigneti si sviluppano in gran parte fra i 350 e i mille metri subendo notevoli escursioni termiche fra il giorno e la notte.

Sull’Etna si possono considerare tre grandi zone elettive per la coltivazione della vite. La prima è quella compresa tra i 400 e i 900 metri s.l.m., nel versante rivolto ad est, la seconda è quella compresa tra i 400 e gli 800 metri nel versante rivolto a nord; e la terza fra i 600 e i 1000 metri nel versante rivolto a sud. Al di fuori di questi limiti altimetrici si va, quasi sempre, incontro a difetti o eccessi di alcuni costituenti fondamentali delle uve, con conseguente decadimento qualitativo dei vini prodotti.

In ogni versante dell’Etna si possono ancora ammirare le migliaia e migliaia di terrazze in pietra lavica, sovente senza più viti, che l’uomo ha costruito per conquistare i terreni più impervi, spesso i migliori per qualità.

Nel versante est in contrada Caselle, comune di Milo (900-920 m s.l.m.), si producono le migliori uve di Carricante, dal cui succo si ricava l’Etna Bianco Superiore DOC.

Nonostante il clima di questi territori possa essere definito temperato mediterraneo, varia a seconda del versante e quindi dell’esposizione: a Sud Ovest si estende la zona meno piovosa, (600ml) e quindi con umidità relativa più bassa, che permette alle viti di Nerello Mascalese di arrampicarsi fino a 1100 mt, il Carricante raggiunge addirittura i 1200 mt.

Ad Est invece, a causa dell’esposizione e dell’influenza delle brezze marine, è situata la zona di maturazione più precoce, con buone escursioni termiche giornaliere e temperature con massime mai troppo alte, come nei territori di Giarre, S. Venerina e Mascali.

A Sud, nei territori di S.M. di Licodia, Biancavilla,Paternò e Belpasso, le escursioni termiche raggiungono gli apici più elevati, e questo genera un ambiente di maturazione più tardivo.

Il versante Nord è il più piovoso, ed anche qui le escursioni termiche sono molto elevate, i cru di Randazzo, Castiglione di Sicilia e Linguaglossa si trovano qui, nonché il curioso lago stagionale di Gurrida.

Lo stesso disciplinare tutela i vitigni autoctoni ed in parte anche i sesti d’impianto e le storiche forme di allevamento, cercando così di non modificare le caratteristiche dell’uva e dei vini contenendone le rese, preservando contestualmente gli storici terrazzamenti sostenuti da muretti a secco in pietra lavica, che oltre a trattenere le acque disegnano un paesaggio unico e bucolico.

Nel versante sud si trovano i vigneti più alti del vulcano, e forse d’Europa, che in certe contrade superano i 1000 metri di altitudine. La viticoltura di questo versante è ormai, in massima parte, svolta per la produzione di vino ad uso familiare. Una discreta superficie vitata, che rappresenta solo una piccola fetta della notevole estensione di una volta, si trova ancora oggi nel territorio di Santa Maria di Licodia: in contrada Cavaliere la vite raggiunge quota 1050 metri.
In questa parte dell’Etna si coltiva oltre al Nerello Mascalese, che è il vitigno più diffuso, il Carricante e qualche volta il Grenache.

Nella parte nord del vulcano si producono i migliori vini rossi dell’Etna. Qui il vitigno per eccellenza è il Nerello Mascalese. Nel versante nord si concentra oggi il 45% della produzione enologica, ed in soli due comuni, Castiglione di Sicilia e Randazzo, si produce il 37% del vino dell’Etna.

La doc Etna

La Doc dell’Etna comprende parte dei territori di 20 comuni pedemontani, situati sul vulcano attivo più alto d’Europa (3.300 m), a nord di Catania.
È stata la prima Doc siciliana ad essere riconosciuta ed una delle più antiche d’Italia [agosto 1968].

La zona geografica delimitata comprende parte dei territori di 20 comuni della provincia di Catania e ha la forma di un semicerchio attorno al vulcano, aperto sul versante occidentale. La viticoltura insiste per l’80% su suoli di origine vulcanica e, per il restante 20%, su suoli alluvionali e occupa territori che hanno una altimetria compresa tra i 300 ed i 900 m. slm, con punte sino ai 1.100 m. Il disciplinare prevede la produzione di Etna bianco; Etna bianco superiore (solo a Milo); Etna rosso; Etna rosso riserva; Etna rosato; Etna spumante (la prima produzione di metodo classico risale all’Ottocento per opera del Barone Spitaleri). La Doc, per ogni comune, prevede la possibilità di indicare le Contrade come menzioni geografiche aggiuntiva.

Parliamo un po’ di storia…

La storia del vino dell’Etna risale alla colonizzazione greca della Sicilia Orientale (729 a.C.), anche se vi sono testimonianze di comunità agricole riferentesi al Neolitico. Alla fine dell’800 la provincia di Catania era la più vitata della Sicilia: nei decenni successivi vi sono state drastiche riduzioni di anno in anno a causa della fillossera, delle frequenti eruzioni e delle grandi difficoltà di una viticoltura che rientra tra quelle chiamate “eroiche”. La storia recente è caratterizzata da un trend di successo, con impianto di nuovi vigneti, nascita di nuove aziende, aumento della professionalità degli operatori e conseguenti riconoscimenti nazionali ed internazionali.


Tania Nassinvera

Sommelier presso Le Cantine di Secondo

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